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Il Tarantismo

Alcuni tarantati nel girno di San Paolo nella Gappella omonima di GalatinaIl Tarantismo si connotò come un fenomeno storico, culturale, religioso che interessò l’Italia Meridionale in particolare il Salento a partire dal Medioevo, il periodo di maggiore splendore per la pratica del rito fu tra i secoli XVIII – XIX, fino a quando il fenomeno non subì profonde modificazioni e innovazioni a causa dell’avvento dell’Illuminismo e del Positivismo che ne determinarono il definitivo tramonto.
Il tentativo di cristianizzazione del rito era avvenuto introducendovi il culto di San Paolo, il Santo protettore dei tarantati, al quale si implorava la grazia per la guarigione. Il culto del Santo nel corso degli anni aveva polarizzato l’attenzione distogliendola dal simbolismo musicale, per questo negli ultimi anni la visita alla cappella il 29 giugno aveva assunto un significato fondamentale nel tarantismo, non potendo più esorcizzare il malessere interiore con la danza, il malato si recava nella cappella di San Paolo dove mimava la crisi urlando e creando situazioni analoghe a delle crisi isteriche.
In occasione della Festa di San Paolo che si tiene il 29 giugno, i tarantati si recavano nella Cappella intitolata  ai SS. Pietro e Paolo in Galatina per La tarantata durante un ciclo coreutico musicale ringraziare il Santo dell’avvenuta guarigione o per essere guariti nel caso in cui la cura non avesse avuto efficacia.
Il fenomeno del tarantismo prevedeva una netta partecipazione femminile, ciò non è giustificato con i rapporti d’impiego degli uomini rispetto alle donne nei lavori agricoli, durante i quali poteva avvenire il morso della taranta per la maggiore esposizione a questo tipo di pericolo. 
Il dolore fisico provocato dal veleno del ragno si riproponeva ogni anno nel periodo della canicola o in coincidenza della data del morso iniziale, nella cura del latrodectismo la danza assumeva una funzione catartica ed esorcizzante , i tarantati  ballando la pizzica fino allo sfinimento,  accompagnati da alcuni suonatori, annientavano insieme alle proprie energie anche la taranta ritenuta responsabile del morso. La credenza popolare voleva che le crisi si ripresentassero annualmente sino a che il ragno responsabile del morso fosse in vita. La ripetizione annuale della crisi era , infatti, una caratteristica fondamentale del tarantismo, ciò rendeva necessaria la cura con suoni,  Una tarantata che giace al suolo sul sagrato della chiesa di San Paolo in Galatinadanze e colori,  per un certo numero di anni; e soprattutto il ripresentarsi della crisi con frequenza annuale consentì di sviluppare la teoria che il tarantismo non fosse una malattia ma il frutto di un condizionamento culturale.
Il fenomeno del tarantismo presenta origini antichissime riconducibili alle popolazioni pagane, anche questa tradizione ha, però, subito un tentativo di cristianizzazione sebbene non completamente riuscito: San Paolo divenne il protettore di coloro che erano stato morsi da animali velenosi e attraverso la sua grazia essi potevano guarire, al Santo venne dedicata la cappella di Galatina ma alcuni atteggiamenti osceni e volgari che le donne tarantate mimavano all’interno della stessa in occasione della festa di San Paolo Il riposo di una tarantata al termine del ciclo coreutico musicale indussero la Chiesa alla sconsacrazione di questo luogo di culto.
Uno dei più importanti studi etnografici condotti sul Tarantismo dal Prof. De Martino nell’estate del ’59 ha fornito materiale sufficiente per spiegare il rito delle tarantate non con la tesi del latrodectismo oppure con una psicopatologia ma con un simbolismo culturale. Secondo De Martino, infatti, il tarantismo non è altro che una manifestazione del malessere interiore determinato da una vita faticosa, la sofferenza per la perdita di una persona cara, la miseria e  la fame che affliggevano lo strato più povero della popolazione salentina.

 

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