Il Salento occupa l’estremo lembo di terra della penisola italiana e per tale motivo viene definito “il tacco dello stivale”; ed è geograficamente costituito da 97 comuni della Provincia di Lecce insieme a 39 piccole frazioni. La centralità della sua posizione rispetto al continente europeo e rispetto ai principali centri di irradiazione delle società civilizzate più rilevanti della storia, favorite dalle ampie possibilità di riparo e di attracco che offrono le coste salentine sono le cause determinanti dell’apporto di così tanti influssi culturali nelle diverse epoche.
Le prime testimonianze della presenza umana nel Salento giungono dalle numerose grotte che si possono ammirare nel tratto di costa compreso tra Punta Palacìa (Otranto) e Santa Maria di Leuca, le più rilevanti sono la Grotta Romanelli, che non attesta unicamente la presenza dell’uomo paleolitico nel Salento ma fornisce una ulteriore dimostrazione dell’alternarsi di periodi a clima freddo a periodi a clima caldo umido tipici dell’età preistorica; e la grotta dei Cervi sulle cui pareti si è conservato fino ai giorni nostri il complesso di pitture parietali risalenti alla tarda preistoria più rilevante d’Europa. Il Salento si presenta come una lingua di terra posta tra due mari, il Mar Ionio ad Occidente ed il Mar Mediterraneo ad Oriente, questa particolare conformazione gli valse il nome di Messapia (Terra fra due mari) presso le civiltà classiche. I messapi furono il primo esempio di società civile organizzata ad insediarsi in queste zone.
La conquista romana avvenne tra il 269 a.C. e il 267 a.C, e fu un periodo cruciale per la nascita di infrastrutture, di opere pubbliche, inoltre, attraverso la centuriazione del territorio si compì una radicale trasformazione del paesaggio e una completa ristrutturazione dei centri abitati. Il processo di latinizzazione del Salento fu tanto efficace che consentì la nascita di figure come Livio Andronico, Quinto Ennio e Marco Pacuvio, autori di alcune delle più celebri opere della letteratura classica latina. A seguito della caduta dell’Impero Romano d'Occidente, avvenuta nel 476 d.c., la penisola fu oggetto di saccheggi e razzie da parte di numerose popolazioni barbariche come i Longobardi, Saraceni, Ungari e Slavi. Le prime migrazioni bizantine cominciarono intorno alla prima metà del 500 a.C., i bizantini stabilirono i loro insediamenti nella parte centrale della penisola, reputata più sicura rispetto alle zone costiere. Le testimonianze della presenza bizantina in Terra D’Otranto sopravvivono tutt’oggi nella lingua grika, una prerogativa dei comuni che costituiscono l’attuale Grecìa Salentina, e negli usi e costumi di molte popolazioni che vivono in questi luoghi. Risalenti a quel periodo sono anche le numerose cripte basiliane disseminate nella campagna salentina. Nell’1071, a seguito di numerose lotte, si concluse la dominazione bizantina e si affermò il potere Normanno, di cui fu Tancredi D’Altavilla la figura più rappresentativa. Alla dominazione normanna va riconosciuto il merito dell’istituzione delle Contee di Lecce e Taranto e della rinascita delle arti, di cui costituiscono la principale testimonianza le numerose abbazie, conventi, basiliche e cattedrali; inoltre in questo periodo il culto greco fu definitivamente sostituito dal culto cattolico.
Alla dominazione Sveva risale il restauro delle principali opere di fortificazione presenti sul territorio salentino, anche se numerosi rifacimenti seguirono nel corso del XV Sec. sotto la dominazione Aragonese a causa dell’avvento dell’artiglieria. La più imponente testimonianza di quest’epoca è costituita dal castello di Otranto, ma le modifiche effettuate non furono sufficienti a fermare la potente artiglieria turca. I turchi entrarono ad Otranto il 14 agosto 1480 e provocarono l’eccidio di circa 800 persone che rifiutarono di convertirsi alla religione islamica. I loro resti sono ancora conservati nella cattedrale di Otranto a voler testimoniare l’atrocità della guerra. Questo fu l’episodio più atroce di una lunga serie di invasioni turche lungo le coste salentine che contribuirono a diffondere un senso di profonda insicurezza nella popolazioni locali. Fu questo clima a spingere Carlo V feudatario di Lecce ad ideare un sistema difensivo basato su centinaia di torri edificate lungo il litorale che servirono ad avvistare le navi corsare. Ma è durante la successiva dominazione spagnola che le arti e la letteratura subirono un significativo impulso, il gusto spagnolo favorì la nascita e lo sviluppo di una forma particolare dell’arte barocca, il barocco leccese. La sua diffusione fu favorita dalla presenza in questi luoghi di una pietra particolarmente duttile che permetteva la realizzazione di ogni genere di decoro. Lecce divenne il centro propulsore del barocco, che raggiunse centri importanti della penisola salentina come Nardò, Otranto e Gallipoli.
Il dominio borbonico segnò un periodo di crescita economica e culturale, sebbene la particolare condizione di povertà, ed un economia basata sulla produzione agricola suscitarono numerose ribellioni. La vera crescita economica del Salento avvenne nel periodo fascista grazie ad una sapiente opera di bonifica che interessò le zone paludose prossime al litorale orientale e con l’arrivo nel Salento dell’acqua grazie alla realizzazione di quell’opera imponente quale è l’Acquedotto Pugliese. Il Salento, terra di conquista, terra che conquista, da sempre nel Mediterraneo angiporto e landa ospitale, preludio d'Oriente e sintesi di religioni, di pelli, di dialetti e di divesità, è sempre più metafora di una felice adesione della storia e della natura alle esigenze e ai desideri del viaggiatore, sia che si tratti del pellegrino in cerca di spazi sacri e vitali, o del viandante orfano di intatte armonie, o del viaggiatore avido disorprese e di novità, o del turista che ama la calda risacca sulla spiaggia, le folle crepitanti e i tramonti dorati sul mare. Orientare la bussola verso il Salento significa, quindi, lasciarsi tentare, scommettere sulla capacità del paesaggio di suscitare emozioni e saperle ancora una volta reinterpretare, significa poter fruire liberamente di inestimabili tesori artistici e di sconfinate bellezze naturali, in uno dei più formidabili cantieri della storia a cielo aperto, accessibile tutto l'anno. E' proprio in questa libertà di vivere il territorio il punto di forza del Salento, la sua indole a lasciarsi svelare,la sua vocazione ad elargire sorprese, in perfetto equlibrio tra affabulazioni e realtà. Il Salento è, in ogni luogo, da costa a costa, all'ombra dei cento campanili che dominano la piana dei Messapi, nelle opere degli uomini, nelle loro tradizioni e nelle loro civiltà, patrimonio indiscusso del continente europeo e di tutta l'umanità. |