Il Salento si presenta come un territorio vasto ed infecondo nonostante questo le contingenze storiche favorirono l’insediamento di differenti popolazioni nel corso della storia. Per ovviare al problema della scarsità delle risorse idriche, i neo- greci idearono un sistema di raccolta delle acque che consentiva l’approvvigionamento idrico nei periodi di maggiore piovosità. Fonti risalenti al Cinquecento testimoniano come la comunità greca stabilitasi nella parte nord orientale del Salento disponesse di pozzi e cisterne che fornivano acqua a sufficienza per le necessità domestiche e del bestiame. Le antiche mappe cartografiche testimoniano la presenza, in tutto il territorio salentino, di numerosi lacchi ovvero particolari depressioni del terreno dove si raccoglieva l’acqua piovana che veniva utilizzata per abbeverare il bestiame. In corrispondenza di queste doline furono scavate le “pozzelle” solitamente si trattava di pozzi pubblici, in rari casi ciascuna cisterna era assegnata ad una famiglia della comunità. La tecnica costruttiva delle pozzelle rimanda a quella dei furnieddhi, in pietra a secco, quindi; apparentemente sembrano dei trulli scavati nel terreno ed in cima si risolvonoo con una vera a forma quadrata. Raramente le vere avevano forma circolare, l’unico esempio è visibile nelle pozzelle di Martignano. L’utilizzo delle acque era sottoposto alla regolamentazione delle diverse Università, i comuni, soprattutto nei periodi di maggiore scarsità come l’estate.
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