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Danze tradizionali salentine

Il dibattito culturale sul tarantismo e sulle tradizioni folkloristiche del Salento ha acceso un crescente interesse verso le tradizioni salentine che negli ultimi decenni avevano rischiato il definitivo tramonto. Una particolare attenzione, quella degli ultimi anni, rivolta soprattutto al patrimonio ritmico e musicale salentino. Le danze della tradizione popolare pugliese sono due:

La pizzica
In seguito ad una riscoperta del repertorio musicale popolare del Salento, la pizzica, è la più nota tra le danze tradizionali salentine ciò ha consentito la nascita di manifestazioni musicali come il Festival della  Notte della Taranta, l'evento più atteso dell'estate salentina, tanto da essere trasmesso in diretta anche da emittenti televisive satellitari.
La pizzica ha un intimo legame con il rito del tarantismo, una tradizione salentina legata al culto di San Paolo che ha ancora il sapore del mistero per la grande riservatezza dietro cui si nascondono i tarantati e le loro famiglie. In una terra povera, segnata dalla fatica e da una vita di stenti, il morso e il rimorso della taranta era il modo per esorcizzare il dolore e l'insoddisfazione. La necessità di ballare nasce proprio dal bisogno di liberarsi dagli affanni e dalle preoccuzioni quotidiane. Sebbene la pizzica possa essere facilmente ricondotta alla famiglia delle tarantelle, con cui si è soliti indicare le danze tradizionali del Meridione, presenta caratteristiche peculiari. Non è una danza di corteggiamento perchè spesso si incontravano a ballare insieme persone unite da legami di parentela molto stretti. Il morso della taranta causava uno stato di trance curabile attraverso un rito coreutico. Accompagnata dal suono di tamburelli, violini o strumenti a fiato la paziente (tarantata) si abbandonava ad una danza frenetica e scatenata, l'unico momento in cui poteva abbassare i freni inibitori e lasciarsi andare completamente al vortice delle emozioni fino a cadere stremata al suolo.
Un fenomeno quello del tarantismo, che ha interessato soprattutto la strato più povero della popolazione femminile salentina, anche se non mancano esempi di tarantati uomini, che hanno plasmato fortemente le movenze originali della pizzica sulla figura femminile valorizzata dall'impiego nella danza di oggetti come le lunghe gonne indossate dalle nostre nonne e fazzoletti.
Per gli uomini morsi dalla taranta,invece, la pizzica diviene il mezzo per esprimere la propria virilità e ciò imponeva loro movenze più atletiche ed accentuate.
Attirata dalla danza della tarantata e dai suoni,la folla di gente incuriosita dava vita ai raggruppamenti noti come ronde.
Non sempre la cura del tarantismo si otteva con un solo ciclo coreutico ma ne richiedeva di numerosi, costringendo le famiglie degli ammalati a richiamare i suonatori di pizzica almeno una volta all'anno. Anche per questo il Salento è definito la Terra del Rimorso, la trance non si limitava all'episodio del morso iniziale ma si ripeteva ogni hanno nel periodo della canicola o in coincidenza della data del primo morso, la crisi poteva ripresentarsi anche per decenni e in ogni caso l'unico modo per alleviare le sofferenze del tarantato era la danza.
La data del 29 giugno è tradizionalmente una data significativa per il folklore salentino, alle prime luci dell'alba itarantati si recano presso la cappella di San Paolo in Galatina per chiedere la grazia della guarigione al Santo protettore di coloro che sono stati punti da un insetto. In questa occasione i malati in preda alla crisi iniziano a ballare e presi dall'isteria si arrampicano sugli altari della Chiesa urlando. Difficilmente i parenti dei tarantati permettono agli estranei di avvicinarsi alla Cappella e assistere al rito contribuendo ad alimentare il mistero che già circonda questi mitico cerimoniale.
Un fenomento quello del tarantismo e di tutti i riti ad esso collegati che hanno stimolato la curiosità di molti medici appartanenti a vari indirizzi di studi che l'osservazione diretta del fenomeno hanno cercato di spiegarne la natura. Numerose sono le ipotesi avanzate; il fenomeno è stato dapprima classificato come una malattia psichica, in alcuni casi è stato anche ritenuto una psicosi di massa, mentre la spiegazione più accreditata è che il rito del tarantismo fosse un modo per estraniarsi ed evadere dalla quotidianità liberandosi attraverso la danza sfrenata delle sofferenze interiori e delle passioni represse.

Danza delle Spade
Una delle tradizioni folkloristiche salentine che perdurano ancora oggi è la danza scherma, osservabile in occasione della tradizionale festa in onore di San Rocco a Torrepaduli, la piccola frazione di Ruffano.
Il 15 agosto coincideva con una delle più importanti fiere contadine della tradizione leccese, occasione anche di pellegrinaggio per i devoti al Santo.
Sia i pellegrini che i commercianti accorsi per vendere le proprie merci, ingannavano il tempo, in attesa dell'alba sul sagrato della Chiesa di San Rocco dove si costituivano ronde spontanee intorno a balli e danze tradizionali.
La danza scherma non è, come potrebbe far pensare il nome, una danza armata dal momento che nella danza è non previsto l'utilizzo di armi ma sono le mani a mimarne il gesto. Non è però escluso che un tempo le armi in questo genere di danza fossero lealmente impiegate, come testimoniano anche le origini del rigoroso cerimoniale, secondo la tradizione, infatti, la danza trae le sue origini dai reali duelli d'onore combattuti tra gli uomini d'un tempo.
Nel caso della danza scherma salentina l'arma simulata è il coltello  rappresentata dal dito indice e medio della mano. La danza scherma del Salento è accompagnata dai ritmi decisi e cadenzati della pizzica salentina. Ogni anno in occasione della festa di San Rocco è possibile osservare alcuni danzatori della tradizionale danza scherma, molti sono i giovani che provano a cimentarsi in questa forma espressiva anche se gli anziani continuano a custodire meglio di tutti l'originalità delle movenze trasmettendola con riserbo o addirittura segretezza .

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