Il Salento è una terra ricca di storia e tradizioni e proprio per questo vivono nella memoria popolare e non solo tantissime leggende legate ai luoghi. Abbiamo selezionato per voi quelle più conosciute. La leggenda della grotta della poesia: per visitare i resti della grotta bisogna attraversare la litoranea San Foca- Roca Vecchia a pochi km da Otranto in direzione Nord. Si presenta come una grande conca naturale invasa dal mare dove è possibile immergersi e fare il bagno in queste splendide acqua cristalline. La volta della grotta è stata interessata da numerosi crolli nel corso dei secoli fino a scomparire definitivamente. Collegata mediante un piccolo cunicolo sotterraneo vi un’altra piccola grotta detta “Poesia Piccola”. Le numerosissime iscrizioni in greco, latino e messapico che coprono le pareti della grotta potrebbero costituire la chiave per decifrare la lingua dell’antico popolo messapico. La grotta infatti potrebbe essere stata, in epoca remota, un tempio dedicato al dio messapo “Thator”. Il nome Poesia deriva dal greco medievale posia che significa sorgente di acqua dolce. La leggenda narra che una bellissima principessa fosse solita fare il bagno nelle acqua della grotta, diffusasi la notizia, numerosissimi poeti raggiunsero la grotta per ammirare la splendida principessa e per essere ispirati dalla sua bellezza. La leggenda della specchia dei mori: La specchia dei mori è ubicata sulla provinciale Martano – Martignano, si presenta come un imponente ammasso informe di pietre .La leggenda vuole che i giganti Mori, avendo deciso di raggiungere il cielo ,realizzarono questa specchia ammucchiando i massi più grandi che riuscirono a trovare nella campagna circostante. Quando gli Dei si resero conto delle loro intenzioni, li fecero sprofondare e dal allora vivono sotto le macerie della specchia che loro stessi realizzarono. La leggenda di Santa Cesarea: Il mito narra la storia di una bambina di nome Cesaria, oggetto dell’incestuoso desiderio del suo stesso padre. Dopo aver finto di cedere alle insane lusinghe del padre, Cesaria gli chiese di aspettarla in camera sua dove lo avrebbe raggiunto dopo essersi lavata i piedi. Cesaria prese due colombe e legò, dopodichè le depose in un catino colmo d’acqua affinché con il loro agitarsi imitassero lo sciaquìo dell’acqua e non destasse sospetti nel padre. Intanto Cesaria fuggì attraverso la finestra e raggiunge l’alta scogliera di Castro dove venne raggiunta dal malefico padre accortosi dell’inganno. La bambina cominciò quindi a pregare il Signore di salvarla quando all’improvviso giunse un angelo mentre il perfido padre venne avvolto da una nube nera che lo scagliò in mare .Nel luogo esatto in cui cadde in mare, l’acqua non smise più di bollire e si sente ancora oggi l’odore di zolfo. La leggenda della grotta Zinzulusa: La leggenda della grotta Zinzulusa narra di un crudele barone, il signore di Castro, che con la sua cattiveria uccise la moglie, e costringeva la figlia a condurre una vita di stenti facendola vestire di stracci. Una fata, ebbe pietà della ragazza e la diede in moglie ad un principe. Le vesti povere della fanciulla furono portate via dal vento e andarono a pietrificarsi sulla pareti di una grotta dove il padre della giovane era stato fatto sprofondare, facendo emergere acque infernali, il laghetto Cocito, meandro più lugubre della grotta, il cui nome rimanda al lago cantato da Dante nel Canto XIV dell’Inferno. I gamberetti che vivono nel laghetto, per aver assistito alla prodigiosa scena furono resi ciechi. Questa specie di gamberetto, noto con il nome di Typhlocaris salentino, è lungo fra i sette e gli otto centimetri ed è provvisto di setole sensoriali per orientarsi poste sulla ultime tre paia di zampe. La leggenda della chiave di San Donato: Il Santo Patrono di San Donato, è il Santo dal quale si recavano un tempo gli ammalati di epilessia per chiedere la guarigione dal male. Nei giorni 5 e 6 agosto, in occasione della tradizionali festeggiamenti in onore del Santo Patrono, tra le bancarelle si vede ancora la chiave con l’immagine del Santo. La tradizionale vuole che la chiave serva ad aprire il cervello del malato per guarirlo dal male. La leggenda della danza delle streghe: Il tratto di costa compreso tra Otranto e Santa Maria di Leuca è particolarmente aspro e accidentato, in alcuni tratti arretra rapidamente creando imponenti falesie, nicchie costiere e anfratti attorno ai quali la tradizione folkloristica ha creato numerosi miti e leggende che ancora oggi alimentano il fascino misterioso e magico della costa otrantina. La tradizione popolare vuole che nelle notti di tempesta da queste grotte escano streghe agitando le fiaccole che tengono in mano, chiunque osi avvicinarsi è inesorabilmente destinato a prendere parte alla danza delle streghe , ballando nell’uragano fino alla morte.
La leggenda della pietra della fertilità: Il giorno di Pasquetta gli abitanti di Calimera sono soliti fare una scampagnata nella campagna circostante la piccola chiesetta di San Vito, all’interno della quale affiora dal pavimento un singolare masso informe con una foro nel mezzo. La leggenda vuole che tutti riescano a passare attraverso il foro, indipendentemente dalle dimensioni. Presso le civiltà il rito assumeva un significato propiziatorio, era solito compierlo chi intendeva assicurarsi buona salute, fertilità e ricchezza. La leggenda della rupe della dannata: Ai piedi della torre dell’alto vi è una rupe a picco sul mare,la Rupe della Dannata. Si racconta che una fanciulla vissuta nel XVII secolo morì gettandosi nel vuoto da questa rupe per sfuggire allo “Jus primae noctis” imposto dal Guercio di Puglia. Secondo un’altra versione a perdere la vita fu il Duca Giovan Bernardino Acquaviva, che nel cercare di sfuggire ai pirati, non si accorse del pericolo a causa del buio. La leggenda della Sirena Leucàsia: Si dice che nello specchio di mare tra Castro e Santa Maria di Leuca vivesse una splendida sirena tutta bianca da cui il nome Leucàsia ((dal greco leukòs=bianco). Con il suo canto armonioso attirava e ammaliava i marinai. Un giorno dal mare vide un pastore sugli scogli. Il giovane Melisso,innamorato però di una fanciulla dal nome Arìstula volle rimanere fedele al suo amore resistendo alla sirena. La perfida Leucàsia indispettita dal rifiuto quando vide i due giovani abbracciati sugli scogli, scatenò un violento temporale e li scaraventò sugli scogli provocandone la morte. Infine separò per sempre i loro corpi lasciandoli sulle punte opposte del golfo. Dall'alto del suo tempio la dea Minerva vide tutto questo e si impietosì. Decise allora di pietrificare i corpi di Melisso e Arìstula, dando loro l'eternità: quelle pietre diventarono da allora per tutti e per sempre la punta Meliso e la punta Ristola che, non potendosi toccare fra di loro, abbracciano quello specchio di mare. Anche Leucàsia finì pietrificata dal rimorso e si trasformò nella bianca città di Leuca. Lo scazzamurrieddu: non è altro che un folletto capriccioso e dispettoso dell'immaginario popolare salentino. Questi mitici figurini alti non più di 30 - 40 centimetri abitano nelle case salentine trascorrendo il loro tempo a far indispettire i proprietari, migliaia sono i racconti che si narrano sul bizzarro folletto ritenuto responsabile delle sparizioni di oggetti dall'abitazione. Una leggenda che appartiene alla tradizione folkloristica salentina narra di una giovane donna costantemente molestata da un folletto che le nascondava i suppellettili. Disperata la donna decise di cambiare casa non sapendo che i scazzamurrieddi sono inseparabili dai loro abitatori. Questa affabile figura della tradizione popolare salentina è divenuta la protettrice del focolare domenisco oltre che la più simpatica spiegazione per interrogativi a cui nessuno saprebbe trovare una risposta.
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