Il tema della plasmabilità e della facilità di lavorazione è il motivo per il quale molti si soffermano a ricordare la pietra leccese. Da una tinta quasi bianca ad una aurea, il materiale si lascia intagliare con la stessa facilità del legno e modellare con le mani, quasi fosse argilla; può inoltre "sfregarsi" fino a farne una schiuma con la quale si possono formare disegni intricati come merletti. La durezza e la resistenza del materiale cresce con il passare dei giorni, mesi e anni: appena cavata si taglia con il coltello, dopo pochi giorni diventa già dura. Sia in campo architettonico che scultoreo la pietra leccese ha saputo ottenere un riconoscimento artistico che è diventato famoso in ambito internazionale. Tutta l’architettura di questa terra testimonia il lavoro e la perizia di quegli artigiani che, dopo aver ridotto in blocchi perfettamente squadrati la pietra, hanno saputo poi modellarla con la mazza e lo scalpello; e, per la sua facile scolpibiIità, l’hanno trasformata in fregi, volute, capitelli, trine, cornici e lavorata facilmente al tornio. È perciò che questa roccia calcarea, in campo architettonico, nel corso dei secoli, ha sempre assunto la funzione di materiale adatto alle decorazioni ed è intimamente legata al Barocco leccese. Di color giallo paglierino, di impasto poroso, a grana fine, è una pietra che conserva una ricchissima ed abbondante serie di resti fossili di fauna marina più che terrestre. Rappresentando un contatto tra l’uomo e la natura che non si è mai interrotto nei secoli, ha trovato anche impiego nei primi monumenti preistorici (dolmen) e megalitici (menhir) di Terra d’Otranto oltre che nell’arte statuaria e nelle costruzioni romane.
(FONTE Consorzio Artigiani della Provincia di Lecce) |