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Grotte del Salento

 Il tratto di costa della penisola salentina che va da Punta Palacìa (Otranto) fino a Santa Maria di Leuca è difficilmente agevole e molto scosceso, ciò è dovuto alle caratteristiche litologiche, essendo la roccia costituita prevalentemente da depositi calcarei, e caratterizzata da nicchie costiere ed imponenti falesie, in corrispondenza delle quali la costa arretra rapidamente, ma è proprio questa peculiarità che rende questo tratto della costa salentina così magico e misterioso.
Queste nicchie costiere molto spesso nascondono grotte di grande rilevanza  sia dal punto di vista paleontologico che paletnologico e biologico.
Alcune delle più importanti sono la Grotta Romanelli, La Grotta dei Cervi, la Grotta Zinzulusa e La Grotta Palombara.
Costa piena di grotte anche quella che va da Punta Ristola a fino alla Baia di Uluzzo, sul versante ionico del Salento, tra le più importanti la Grotta del Cavallo e la Grotta di Uluzzo.
LA GROTTA ROMANELLI
È ubicata tra Castro e Santa Cesarea, a circa 2 km da Castro in direzione Nord – Est a quasi 8 metri sul livello del mare e costituisce uno dei giacimenti preistorici più rilevanti sul piano nazionale.
Ha una lunghezza di circa 25 metri ed è larga poco meno di 16 metri, mentre raggiunge un’altezza di quasi 8 metri.
Venne scoperta da Paolo Emilio Stati, un artista e ricco possidente di Spongano, sul finire dell’Ottocento e da allora è stata oggetto di frequenti e continui studi. Proprio gli studi condotti sulla grotta hanno dimostrato come la stessa fosse inizialmente invasa dal mare, in seguito alla glaciazione il mare si ritirò fornendo all’uomo paleolitico un luogo sicuro e accogliente dove vivere.
Gli strumenti di fattura umana risalenti al Paleolitico Superiore sono la testimonianza di quanto affermato precedentemente, oggi sono esposti presso il Museo Paleontologico di Maglie e presso l’Istituto di Paleontologia dell’Università di Roma, anche se i rinvenimenti più straordinari sono i graffiti parietali rinvenuti all’interno della grotta salentina rivelatori di una mitologia fondata sulsimbolismo sessuale.
Si tratta di figure stilizzate e disegni accennati ma straordinari perché costituiscono le più antiche forme d’arte mai rinvenute.
 LA GROTTA ZINZULUSA
È certamente la più affascinante tra le grotte del Salento perché al suo interno sono osservabili numerose formazioni stalattitiche e stalagmitiche; la grotta rappresenta un fantastico proscenio di stalattiti e stalagmiti.
Il nome deriva da “zinzuli” voce dialettale salentina con la quale si indicano gli stracci, ai quali rimandano le formazioni calcaree presenti nella grotta.
La grotta Zinzulusa consta di diversi ambienti: il primo è l’Atrio, una sorta di corridoio dove cominciano a vedersi le prime formazioni stalagmitiche anche se il vero e proprio ingresso della grotta è costituito dal Vestibolo.
Il Vestibolo costituisce l’ingresso della grotta, in cui le formazioni calcaree hanno assunto le forme più  contorte e all’interno del quale sono stati ritrovati alcuni depositi preistorici che attestano la presenza dell’uomo in particolare in questa zona della grotta.
La Conca è un profonda voragine sul fondo della quale si possono  scorgere limpide acque. La parte più suggestiva è rappresentata dal “Corridoio delle Meraviglie” dove si concentrano il maggior numero di stalattiti e stalagmiti dalle forme più strane.
Passando attraverso il Duomo, ovvero una specie di canyon dalle pareti prive da ogni traccia di formazioni calcaree si giunge al Cocito. Il nome non lascia presagire nulla di buono in realtà di tratta di un laghetto, forse il meandro più misterioso e silenzioso della grotta.
LA GROTTA PALOMBARA
 È detta palombara perché  gli anfratti e le fessure di questa grotta sembrano essere la dimora preferita di centinaia di colombacci che qui hanno scelto di nidificare.
È una grotta marina, per cui è possibile visitarla con una escursione in barca. È ubicata in corrispondenza di una nicchia costiera e presenta una volta particolarmente alta.
La bellezza di questa grotta è straordinaria tanto da essere stata cantata in versi dal poeta Armando Perotti.
LA GROTTA DEI CERVI
Si trova a Porto Badisco ed è nota ai più come la Grotta dei Cervi anche se l’opinione pubblica è solita definirla la Grotta di Enea rifacendosi all’antica leggenda che vuole su queste coste lo sbarco di Enea ed Anchise in fuga da Troia. La Grotta dei Cervi rappresenta uno dei più imponenti monumenti di arte pittorica rupestre d'Europa con oltre 3.000 pittogrammi, caratterizzato da un criterio narrativo di intenso movimento: danze, scene di caccia, figure geometriche e sciamani.
Le pitture sono state realizzate impiegando guano di pipistrello, ocra e grassi animali mentre per fissare il colore venivano utilizzati ossa o vegetali svuotati, oppure penne di volatili.
La grotta non è visitabile internamente per disposizione della Sovrintendenza dal momento che se le pitture si sono conservate sino ai giorni nostri , è dovuto soprattutto alla chiusura ermetica della grotta che ha salvaguardato i graffiti dall’azione dell’uomo e da quella climatica.
LA GROTTA AZZURRA
 La grotta azzurra dista poche centinaia di metri dalla grotta zinzulusa in direzione sud, ed è raggiungibile solo per mare. Il nome della grotta deriva dalla colorazione assunta dal mare al suo interno che al visitatore appare di una particolare luminosità blu cobalto a causa del fenomeno della rifrazione della luce.
LA GROTTA TRE PORTE
Si trova nel Capo di Leuca e fa parte delle caverne antelucane, con i resti dell'Uomo di Neanderthal e di fauna africana come il rinoceronte.
LA GROTTA DELL'ELEFANTE E LA GROTTA DEI GIGANTI
Anche queste due grotte si trovano nella zona del Capo di Leuca in esse sono stati rinvenuti ossa e denti di pachidermi.
LA GROTTA DEL DIAVOLO
Situata sempre nel Capo di Leuca, la grotta ha restituito focolari, utensili e cermiche del Neolitico.
LA GROTTA DEL CAVALLO E LA GROTTA DI ULUZZO
Le due grotte si aprono ai margini di Porto Salevaggio in entrambe sono stati rinvenuti depositi e manufatti paleolitici e resti di grandi mammiferi, che hanno fornito con i loro eccezionali reperti fossili, ai paleontologi di tutto il mondo, nuove chiavi di lettura e nuove direttrici di ricerca.

 


 

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