La Grecìa Salentina occupa un territorio compreso tra Lecce- Otranto e Gallipoli definito omogeneo per le caratteristiche del paesaggio e comprende , attualmente undici centri salentini: Martano, Sternatìa, Calimera, Martignano, Castrignano, Corigliano D’Otranto, Zollino, Soleto , Melpignano, Cutrofiano e Carpignano Salentino. Degli undici comuni citati prima, due sono definiti di grecità estinta, ovvero Soleto e Melpignano sebbene il primo di questi abbia assunto un ruolo fondamentale soprattutto in epoca bizantina. Le peculiarità storiche e culturali dei comuni che appartengono all’area ellenofona del Salento, si evincono dalle strutture presenti sul territorio, nella toponomastica e in alcuni caratteri dell’habitat. La presenza di roccia affiorante e un’assoluta mancanza di acqua che caratterizzavano l’entroterra salentino ha rappresentato per secoli un grosso limite alla colonizzazione da parte di altri popoli che prediligevano, quindi occupare le zona costiere che presentavano terreni più adatti all’attività agricola. Gli studiosi affermano che l’occupazione dell’area salentina attualmente corrispondente ai comuni della Grecìa Salentina, avvenne in un’epoca successiva alla caduta del potere di Roma. Fino a quel momento, Roma aveva garantito sicurezza ai territori costieri, con la mancanza di un potere forte e accentrato che garantisse la necessaria protezione, l’immediato abbandono dei territori prossimi al mare a causa del timore per le frequenti incursioni dei pirati corsari, fu la naturale conseguenza. Molti insediamenti lungo il litorale si spopolarono a vantaggio dei territori interni reputati più sicuri. Un’origine comune lega gran parte dei comuni del Salento, molti di essi sorsero sui resti di un precedente sito romano. Inoltre il paesaggio Salentino, soprattutto nella sua estrema punta meridionale, è caratterizzato da edifici rurali e strutture la cui architettura dimostra come l’economia si basasse prevalentemente sulla pastorizia, sulla cerealicoltura e sulla cultura dell’olivo. Il popolamento di queste zone da parte delle genti bizantine fu attratto dalla presenza di ruderi romani e in particolare dalla privilegiata posizione geografica ma il fattore determinante della scelta del sito per la colonizzazione fu la presenza del porto di Otranto, già commercialmente attivo a quel tempo, ed il porto di Roca Vecchia, oltre alla discreta rete viaria consentiva un rapido attraversamento della penisola. L’ubicazione di numerose masserie è giustificata dalla presenza delle principali arterie della rete viaria romana che consentivano un celere trasporto delle merci prodotte in masseria coma olio, vino, cereali; merci che potevano essere inserite in un’esteso circuito commerciale garantendo così la crescita economica. Su questo tessuto viario si sviluppò l’insediamento bizantino di cui la Grecìa Salentina rappresenta l’area residua. Da quanto detto sinora si evince che la scelta del territorio compreso tra Otranto, Lecce e Gallipoli come luogo di insediamento da parte delle popolazioni bizantine non fu casuale ma determinato da fattori militaristici, da una situazione storico-geografica favorevole e da un’organizzazione preesistente del territorio seppur basilare.
Otranto aveva sempre rappresentato un’importante punto di riferimento politico e culturale nel Salento fino sino al 1480 quando venne occupata dai Turchi. La mancanza di questo punto saldo consentì ai comuni all’area della Grecìa Salentina di sviluppare la sua individualità linguistica favorita dal diffondersi di forme abitative e sistemi insediativi che consentirono il consolidamento dei rapporti sociali e familiari. Intorno al 1780 un giovane viaggiatore e studioso tedesco, il Witte, pervenuto nell'Italia meridionale, chiedeva a Napoli se esistessero ancora nel Regno popolazioni parlanti il greco e gi veniva risposto vagamente che nell'estrema Calabria e nel Salento dovevano esserci ancora dei villaggi dove si parlava la lingua dell'Ellade. E' questa la prima testimonianza della riscoperta dell'esistenza di gruppi italo-greci nel Mezzogiorno d'Italia e dell'attenzione che ad essi comunciavano a rivolgere gli studiosi. Molti decenni dopo, Domenico Comparetti, che doveva conoscere la raccolta di pergamene greche medioevali pubblicata nel 1865 dal Trinchera, con la collaborazione dell'insigne scienziato Salvatore Trinchese da Martano, allora studente di medicina a Pisa, raccolse e pubblicò un'antologia di canti popolari griki. Un suo valoroso allievo, Giuseppe Morosi, chiese ed ottenne di essere nominato professore di latino e greco nel liceo "Palmieri" di Lecce per potersi dedicare ad un più ampio ed organico studio del griko del Salento. Con la collaborazione di colleghi provenienti dall'area grecofona, come Clemente Antonaci di Martano, e con l'assistenza di persone colte di Calimera, Corigliano d'Otranto e degli altri comuni greco-salentini, egli poté raccogliere un'assai ampia antologia di canti popolari provenienti da tutti i comuni grecofoni e abbondante materiale linguistico che sottoosead accurato esame. L'esame comparato dei testi da lui raccolti con la lingua classica e con quella moderna della Grecia, gli consentiva di rilevare la straordinaria affinità esistente tra il greco del Salento e il greco volgare moderno comunemente parlato in Grecia. Egli scoprì che il greco parlato nei comuni della Grecìa Salentina, che pur presenta delle varianti locali, assomiglia in modo sorprendente al greco parlato in Grecia, come il dialetto leccese, assomiglia all'italiano parlato oggi.
Questa constatazione, confortata da amplissimo materiale probatorio, lo indusse ad affermare che le popolazioni grecofone del Salento non discendevano dagli antichi coloni della Magna Grecia, stanziatisi nell'Italia meridionale fin dall'VIII secolo a.c., ma poichè parlavano un idioma più affine al greco moderno che ai testi della letteratura classica greca, non potevano non risalire a più recenti colonizzazioni di epoca bizantina, compresa cioè tra il VI e il XII secolo d.c.. L’area dei parlanti il griko si è progressivamente ridotta nel corso dei secoli: l'area occupata in tutto o in parte dai grecofoni XIV secolo si estendeva senza soluzione di continuità su tutto il territorio compreso tra Otranto e Gallipoli e presentava un'altra isola grecofona ancora più a sud avente come centro Casarano. Non è da escludere l'esistenza per quel periodo di un'altra isola linguistica con centro Alessano nell'estremo sud della penisola salentina. I Comuni della Grecìa Salentina
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