La presenza di case-capanna in tutto il territorio del Salento riflette una condizione socio-economica di povertà e rimanda alla cultura feudale. Mentre la masseria è la testimonianza della diffusione del fenomeno del latifondismo, la presenza delle pajare o furnieddhi è la conferma della parcellizzazione della proprietà fondiaria. La presenza della roccia affiorante in queste zone e la conseguente necessità di liberare i terreni per facilitarne la coltivazione è all’origine dei muretti a secco che definiscono i confini delle piccole proprietà, delle pajare o furnieddhi e delle specchie. Il muretto a secco è la manifestazione più semplice del fenomeno dell’architettura a secco, consiste in mucchio a sviluppo lineare di rocce prelevate all’interno del piccolo fazzoletto di terra per posizionarle ai margini dello stesso
Le pajare sono singolari strutture trulliformi. La loro funzione principale è quella di luogo di riparo dalle intemperie per il bracciante e deposito per gli attrezzi da lavoro, possono avere forma di piramide tronca o tronco conica, sviluppata su pianta quadrata o circolare di dimensioni variabili. Gli ambienti sono monocellulari con un tetto a falsa cupola, realizzati secondo la tecnica della pietra a secco ovvero senza l’impiego di malta che fungesse da collante tra i vari anelli concentrici, disposti in modo orizzontale tale che ogni anello superiore sporgesse di poco sul sottostante, facendosi man mano sempre più stretti , fino a chiudere lo spazio con una grossa pietra dalle facce piatte. Si tratta, quindi di struttura dall’architettura complessa perché basata su principi statico geometrici e sulla corretta distribuzione degli sforzi.
Le pajare dalla forma rettangolare presentano un soffitto con volte a botte, questa tipologia consente di avere una terrazza più ampia da utilizzare per l’essiccazione dei fichi o per esporre al sole i legumi. Spesso la loro forma viene equivocata con un esempio simile dell’architettura contadina, il trullo, ma differente nel materiale di costituzione, tipico della località di Alberobello. Fin dal XVII secolo vengono descritte costruzioni di questo tipo in alcuni monumenti, questo testimonia il loro largo impiego già nel ‘700. I luoghi dove si è attestata la maggiore diffusione dell’architettura a secco è la zona corrispondente all’area ellenofona della Grecìa Salentina, sebbene il fenomeno dell’edilizia a secco sia una prerogativa dell’intero Salento. Un fenomeno affine sia per forma che per tecnica a quello della pagghiare è la specchia. Si tratta di cumuli di massi informi concentrati, apparentemente non disposti secondo un ordine prestabilito, considerati una testimonianza dell’epoca preistorica.
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