La figura di Federico II è stata estremamente significativa per il Salento dal momento che durante il suo regno, grazie ad una politica severa e saggia diede un’impulso alla vita economica e culturale di questi territori.
La preoccupazione principale fu quella di fornire il regno di un sistema difensivo basato su una rete di castelli edificati nelle città principali lungo la costa oppure in zona boscose e impervie dell’entroterra. Non tutti questi manieri furono realizzati ex novo, per strutture già esistenti Federico II curò il restauro di queste opere. Queste opere frutto dell’ingegno militare dell’epoca furono edificate soprattutto nelle località costiere del litorale Ionico ed Adriatico del Salento con funzione prettamente difensiva mentre le altre costruzioni realizzate nell’entroterra in prossimità di boschi, divennero eleganti dimore di caccia. Il più noto di questi manieri voluti da Federico II è il castello di Andria (Castel del Monte) per la sua singolare forma angolare è stato oggetto di diversi studi. In seguito all’introduzione delle artiglierie tra il XV ed il XVI secolo la struttura originaria di numerosi castelli ha subito profonde variazioni, essendo stati arricchiti di bastioni, fossati, pivellini (come nel castello di Gallipoli) e terrapieni a discapito degli elementi decorativi.
Come dimostrato anche dall’architettura del Castello di Andria, la principale struttura difensiva risalente all’epoca di Federico II che presenza una quasi totale mancanza di elementi decorativi, ciò è giustificabile, secondo alcuni studiosi, unicamente con la tesi della datazione di questo edificio in epoca anteriore al ritorno di Federico II dall’Oriente, quando lo stesso sovrano palesò in alcuni suoi scritti la volontà di intraprendere un nuovo ciclo di edifici. Il secondo ciclo dei “novorum aedificorum” include il castello di Brindisi, circondato da maestosi baluardi e dai bastioni databili XVI secolo. I restanti castelli del Salento non sono stati oggetti di un accurato studio a causa della profonde trasformazioni che furono operate alle strutture, nel corso delle diverse epoche e soprattutto nel corso del Cinquecento, a causa delle quali non è possibile risalire all’originaria planimetria medievale. Le fortificazioni presentano alcuni caratteri essenziali come le torri, le cortine, le mura verticali e caratteri accidentali come la struttura a grandi massi quadrati, una pianta rettangolare o poligonale e torri a forma angolare o circolare. Come già anticipato l’introduzione dell’artiglieria nel XV secolo rese necessarie delle modifiche alla struttura originaria come rendere le torri di forma circolare, realizzare delle mura inclinate oppure l’impiego di torrioni cilindrici casamattati tipici delle opere Aragonesi.
La causa scatenante dello sviluppo dell’architettura militare nel Salento fu il terrore che invase l’animo delle genti locali a seguito dell’occupazione e del feroce martirio operato dai Turchi nella cittadina di Otranto nel 1480. Da allora non solo i castelli subirono numerose trasformazioni ma anche le città ed i conventi ritennero opportuno munirsi di opere di fortificazione. Ciò determinò l’introduzione di strutture difensive innovative ma procurò profonde modifiche alle opere precendenti. Tra i nomi di illustri architetti al servizio Federiciano annoveriamo Francesco Martini, il Menga, il Travisi, il Ciro di Castel Durante, Giulio Antonio Acquaviva, Gian Jacopo dell’Acaja e numerose altre figure che furono incaricate da Carlo V di munire le coste salentina di un sistema difensivo basato su poderose torri di avvistamento localizzate a poche centinaia di metri l’una dall’altra. Ossequiosi della tradizione federiciana:sono il Castello di Carlo V a Lecce (eretto tra il 1539 e il 1549), e la città fortificata, con baluardi e fossato, di Acaja. Siamo di fronte a due espressioni massime sul fronte dell'architettura militare del Rinascimento non solo del Salento ma di tutto il territorio nazionale, opera del valentissimo architetto Gian Giacomo dell'Acaja caro al cuore dllo stesso Carlo V. Un cenno a parte spetta al Castello di Corigliano d' Otranto, sintesi superba di funzionalità militare e di bellezza artistica. E' sicuramente il più ricco di decorazioni scultoree dell'intera provincia ed è tra i più ammirati del Sud Italia. Il castello è a pianta quadrata con torri circolari, ognuna delle quali - caso unico nella vastisima fenomenologia delle opere fortificate - è dedicata a un santo (Sant'Antonio Abate, San Giorgio,San Giovanni Battista, San Michele Arcangelo): potere temporale e potere spirituale in un abbraccio secolare che sfida i tempi. Le opere di fortificazione sono più presenti nel sud della penisola salentina, avamposto cristiano contro gli infedeli: opere militari superbe conservano Salve (nel 1537 oggetto di massicci attacchi da parte di corsari algerini), Morciano di Leuca (Castello Castromediano), Giuliano e Salignano, Acquarica del Capo, con il Castello Sforzesco del XV secolo, Scorrano, Taurisano, Tricase, con l'imponente trecentesco Palazzo Gallone al quale guardano l'intatto castello trecentesco di Depressa e quello quattrocentesco dei Trane di Tutino, Racale, Parabita, Palmariggi, Otranto con lo splendore del castello e della Torre Alfonsina, teatro di disperate resistenze, il castello degli Acquaviva di Nardò, Gallipoli (che ingloba fortficazione bizantina e fondazione angioina, con Rivellino del 1522, e poderosi bastioni), Galatone, Copertino (con possente castello cinquecentesco, ornato da un arco di trionfo, e con annessa cripta paleocristiana), per finire con Castro, il cui castello sorto sui resti dell'antica rocca romana domina il Canale d'Otranto ed è sentinella vigile sul mare.  Le torri di avvistamento e di segnalazione, innalzate nel tardo cnquecento (più antica, a Leverano, la torre federiciana del XIII secolo, mentre a Lecce sono visibili le tre torri cilindriche di Belloluogo e del Parco, rispettivamente del XIV e del XV secolo), sono, nella loro severa essenzialità, dei veri e propri gioielli di edilizia militare che connotano fortemente le coste del Salento. Il turista potrà incontrarle in ogni luogo, e sarà sempre una gradita sorpresa ammirarle in contro luce, quando il sole muore dentro il mare, a suggello di una storia che, da queste parti, è stata storia di vele corsare, di guerre, di tradimenti e di sconfitte. Maestose quelle che spiccano sulla costa bassa dell'Alto Adriatico, da Torre Specchiolla a Torre Rinalda, da Torre Chianca ai ruderi di Torre Veneri, da Torre Specchia Ruggeri a San Foca e a Torre dell'Orso, da Torre Santo Stefano alla Torre del Serpe, entrambe nel territorio di Otranto, da Torre Sant'Emiliano alla Torre di Minervino (che domina l'insenatura di Porto Badisco) dalle Torri di Diso, di Andrano, di Tricase, di Tiggiano e di Alessano alla Torre dell'Omo Morto, che resiste impavide a Leuca , per passare alle Torri ioniche, partendo da Torre Vado , incombente sul porto, Torre Paliquasi naufraga in mezzo al mare, Torre Mozza e Torre San Giovanni (Ugento), Torre Suda (Racale), la gallipolina Torre Sabea, la spettacolare Torre delle Quattro Colonne e la solenne Torre dell'Alto a Nardò, arroccata su di un incatevole promontorio dal quale domina lo spettacolo di una costa che si perde a vista d'occhio, per finire, ancora in territorio neretino, con Torre Sant'Isidoro e Torre Squillace, in contatto visivo, più a nord con le Torri di Porto Cesareo. |