Non si sa per certo quando è comparso l'uomo in questa zona, ma dopo il ritiro del mare nel Pleistocene, nelle quote basse della Serra, si sono avuti episodi tettonici che hanno favorito il Carsismo e quindi si sono formati ripari e grotte sulle falde della serra che reca tracce di presenza umana. Numerosi sono i materiali raccolti in superficie sotto il costone della Serra di Supersano ed in località " Scorpo" che testimoniano la presenza umana nel nostro territorio, nell'età preistorica che parte dal Paleolitico e arriva fino all' Età dei metalli. Dai reperti trovati in questo sito, da Salvatore Matteo e da Salvatore Specchiarello, è possibile stabilire che l'uomo l' Uomo di Neanderthal (esistito nel periodo musteriano che va dai 120.000 ai 35.000 anni fa ) è vissuto nella località "Scorpo" di Supersano ed ha convissuto successivamente con l'uomo Sapiens Sapiens " del Paleolitico Superiore (dai 35.000 ai 10.000 anni), un essere umano morfologicamente molto simile a quello moderno che aveva affinato le tecniche di scheggiatura laminare dell'industria litica. I ritrovamenti di Supersano possono quindi inquadrarsi cronologicamente intorno al II pleniglaciale Wurmiano, che da freddo si stempererà in un clima più umido e meno rigido. Fra i diversi reperti sono stati trovati anche frammenti di ceramica, fra cui un'olletta Diana in ceramica grossolana (pentola resistente al fuoco), due prese allungate, un frammento con ansa sopraelevata, un frammento con presa circolare. Queste ceramiche sono attribuibili all' Età del Bronzo Medio, tra il 2000 e il 700 A.C. Ricostruire la storia di un piccolo centro come Supersano, nell'ambiente dell' Età Classica, è un'impresa alquanto ardua. Tuttavia, si può parlare della presenza di alcuni insediamenti di Età Arcaica (dal VI al V secolo A.C.) a Supersano dal momento che, qualche anno fa, in località "Scorpo" il Prof. D' Andria e la Prof.ssa Semeraro dell'Università di Lecce, hanno recuperato i resti riferibili ad una capanna o ad una struttura abitativa molto semplice di età Arcaica a pianta quadrangolare con intonaco e tracce di focolari. Questa, infatti, sulla base dei materiali ceramici rinvenuti, sembrerebbe risalire alla seconda metà del VI secolo A.C. Furono recuperate ceramiche di produzione locale, ma di imitazione greca usati forse in contesti funerari, ma che potevano svolgere la funzione di coppa per bevande. Verso gli anni ' 70 alcune ricognizioni dell' Università di Lecce hanno potuto individuare un insediamento Neolitico e un sito Ellenistico tardo antico riferibile al IV e III sec. A.C. localizzato nei pressi della Masseria "La Falconiera". Si può ipotizzare l'esistenza in questo luogo di un piccolo nucleo di abitato, forse nella forma della fattoria Ellenistica, basandoci sul fatto che le fattorie Ellenistiche, come nel caso di Oria, si impiantavano in una zona pianeggiante posta ai piedi della Serre. Un altro insediamento rurale tra l'età Ellenistica ed il Tardo Imperiale sembra essere il sito di Specchia-Torricella a sud-est di Supersano dove da una ricognizione superficiale sono stati recuperati materiali a vernice nera (Età Ellenistica) e a pasta grigia (Età Tardo Repubblicana). Interessanti sono anche alcuni frammenti riferibili ad un piatto di ceramica Aretina di Età Augustea che si colloca tra il I sec. A.C. e il I sec. D.C. La ceramica Aretina è una produzione con argilla rosso-rosata ed una spessa vernice rossa brillante. Ancora in questo sito sono state trovate tracce della presenza di contenitori da trasporto come anfore commerciali provenienti dall' Egeo. Dagli atti del seminario " Un evento Storico:il caso del Bosco di belvedere " della dott.ssa Melissano Dipartimento dei Beni Culturali - Università di Lecce. Degli aspetti sociali, economici ed abitativi di Supersano, durante il periodo storico di dominazione Bizantina nel Salento, si sa ben poco perché le fonti non sono particolarmente nutrite. Possiamo solo pensare che la vita associativa si svolgesse nei pressi di acquitrini (palude di Sombrino) o all'esterno del Bosco di Belvedere. Gli abitanti del tempo vivevano di caccia, di agricoltura, di allevamento di animali domestici e sfruttavano al massimo le risorse che il Bosco poteva fornire loro. Nel 1999 in collaborazione con la Sovrintendenza Archeologica della Puglia e con il Dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Lecce, sotto la direzione del Prof. Paul Arthur, sono stati effettuati alcuni scavi archeologici in una località denominata "Scorpo" intorno all'attuale zona industriale di Supersano, durante i quali sono venuti alle luce alcune testimonianze relative ad un insediamento umano risalente all'età alto medievale: due GRUBENHAUSER. Così sono chiamate questo tipo di capanne domestiche, molto identiche ad alcune capanne longobarde ritrovate nel Nord Europa in Germania, in Francia e persino in Inghilterra, risalenti all'alto medioevo, VI e VII sec. Il ritrovamento riveste un carattere eccezionale, anche perché in Italia esistono solo due altri esempi del genere di cui uno ritrovato a S. Giulia in provincia di Brescia, l'altro a Poggibonsi in Toscana. Si tratta di due fosse scavate nella "sabbia di Cutrofiano" sulle quali insistevano due capanne coperte di canne e di legno, sostenuta da paletti conficcati nel terreno. Interpretare a cosa servivano le fosse all'interno delle capanne è stato un problema serio. Due sono essenzialmente le ipotesi più accreditate: la prima vuole che il vero e proprio piano di calpestio se il fondo della fossa, la seconda interpreta la fossa come un'intercapedine separata da alcune assi di legno che fungeva da magazzino o deposito sotterraneo, oppure che le assi di legno servivano ad isolare l' interno della capanna dall'umidità del terreno, dal momento che l' insediamento Bizantino si trovava in una zona umida e paludosa ai margini del lago di Sombrino. Durante lo scavo sono stati trovati numerosi reperti tra cui ossa di animali domestici, ma anche resti di un esemplare di cervo europeo e di cinghiali. Tre frammenti di macine a rotazione da grano fanno presupporre alla preparazione di farina all'interno dell'insediamento, anche se non è dimostrato che il grano fosse prodotto direttamente dagli abitanti del luogo. Tuttavia è possibile immaginare che la farina poteva esser prodotta dalla macinazione di castagne e di ghiande di querce che erano alquanto abbondanti nel bosco. Un peso da telaio troncopiramidale in argilla, simile agli esemplari di età classica fa pensare alla possibilità di produzione di tessuti nell'insediamento. Così pure un oggetto appuntito in osso, molto simile ad alcuni esemplari di "broches de tisserand" ritrovati a Villiers-le-Sec, un villaggio di età Carolingia, serviva presumibilmente a separare i fili durante la tessitura del lino. Non è da escludere che il lino veniva coltivato e lavorato presso il sito di Supersano, il che potrebbe essere uno dei motivi principali per la localizzazione dell'insediamento in un'area umida. Questo perché, sebbene la pianta del lino può crescere in ambienti rocciosi, una buona fonte d'acqua è necessaria per la macerazione degli steli nella fase di preparazione di separazione delle fibre Dalla Rivista Archeologia Medievale Prof. Paul Arthur- Grubenhauser nella Puglia Bizantina XXVI anno 1999. (fonte: sito ufficiale Comune di Supersano)
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