Se ancora consideriamo storicamente attendibili le ipotesi e le teorie di eminenti studiosi, quali l'Arditi, il Maggiulli, il Tasselli ed altri, e non indaghiamo invece fonti archivistiche, architettoniche e topografiche, resteremo nelle tenebre delle leggende secondo cui, come scrive l'Arditi, la nascita del paese risale ai primi anni del decimo secolo (intorno al Mille) quando gli scampati alla distruzione di Muro ad opera dei Saraceni si sparpagliarono nel territorio circostante fondando ben cinque casali: Morigeno, Palmariggi, Giuggianello, Sanarica e San Cassiano. Dalle "Cronache" dello storico Protospada il casale compare nel 1031 e il Ferrari,che lo chiama "Il casolare di piccole terre frutticole", afferma che fu aggregato nel 1058 dal normanno Tancredi d'Altavilla alla contea di Lecce, istituitasi nel 1055. Prima dell'arrivo dei Normanni nei 1019, il Salento era governato da un Catapanan o governatore dell'impero con il compito di tassare mensilmente un terzo delle entrate dei feudi salentini per l'erario di Bisanzio; ma il governo del Catapanan non dava alcuna sicurezza contro gli assalti dei Saraceni e le città marittime: Lecce, Otranto e Castro non erano in grado di rintuzzare gli attacchi della Mezzaluna. Il Salento si presentava in larga parte selvaggio: in parte boschivo, in parte con terre coltivabili popolate da minuscoli villaggi (i casali appunto) o da borghi fortificati (i Castra), pertanto i prodotti erano scarsi, a volte venivano nascosti per paura dei saccheggi e delle deportazioni, e le tasse erano tante e troppe, sicchè alle plebi rurali l'impero d'Oriente appariva come l'incubo delle tassazioni, senza neanche la ricompensa di difendere militarmente le proprie terre dal terrore dei massacri saraceni. E in quest'ottica si inserisce l'assedio di Muro. Fu questa la goccia che fece traboccare il vaso e che segnò il crollo dell'ingerenza bizantina nel Salento. Correva l'anno 924 d.C. quando Romano Lecapéno, imperatore di Costantinopoli, succeduto da usurpatore a Basilio I della dinastia dei Macedoni, ordinò una dura repressione nell'italia Meridionale. La causa fu: la ribellione dei grandi feudatari pugliesi e calabresi che non vollero più essere sottoposti alla politica fiscale di Bisanzio. Nonostante la Chiesa fosse ortodossa, governata da prelati greci e da cinque vescovati in terra d'Otranto, tutti dipendenti dal metropolita di Otranto, si ebbe ugualmente la sollevazione corale delle baronie feudali, forti anche del progetto di dare al regno d'Italia un re nella figura di Berengario II, marchese d'Ivrea; e ciò difatti avvenne nel 950, ma fu di breve durata, poiché nel 951 Ottone I di Germania, per ragioni dinastiche, si fa proclamare re d'Italia. Finiva così il sogno d'indipendenza dalla tirannide bizantina e la costituzione di un nuovo stato sulle basi di una politica autonoma e decisionale. Quando ormai tutto sembrava irrimediabilmente perduto e per di più a causa di una politica fiscale più severa del Lecapéno nei confronti dei casali immiseriti del Salento, ecco arrivare la salvezza: il Concilio di Melfi fra Papa Niccolò II e il normanno Roberto il Cuiscardo, per il quale il capo normanno ottenne dal pontefice l'investitura del ducato di Calabria e di Puglia e il pontefice ricevette l'atto di vassallaggio e la promessa di un aiuto militare. Roberto a sua volta investì del feudo di Lecce Tancredi D'Altavilla che con abili mosse militari ricacciò il governo bizantino, fissò una linea difensiva lungo le coste salentine con una serie di torri d'avvistamento nell'eventualità di attacchi saraceni ed istituì nel 1055 la Contea di Lecce a cui vennero annessi nel 1058 tutti i casali del Mezzogiorno Salentino. Da ciò deduco che intorno al 1033 è da collocarsi l'origine del nostro Casale; d'altra parte non credo che, quando avvenne il saccheggio di Muro, gli scampati si preoccupassero di costruire villaggi a due passi dalla catastrofe e con i Saraceni alle porte. Più logico è ipotizzare che i sancassianesi, come i nocigliesi, si dettero alla macchia rifugiandosi nel leggendario Bosco Belvedere in attesa di tempi migliori. Questo bel bosco era un immenso latifondo boschivo disteso in quella zona comprendente gli attuali comuni di Scorrano, Spongano, Muro, Ortelle, Castiglione, Miggiano, Poggiardo, Vaste, Torrepaduli, Supersano, Montesano, Surano, Sanarica, Botrugno, San Cassiano e Nociglia. E i tempi migliori vennero, e a portarli furono i Basiliani dell'ordine monastico greco-orientale che rispettava le regole di San Basilio. Si ebbe,infatti,una migrazione monastica che vide uniti pellegrini, mercanti e gruppi etnici orientali che volevano sfuggire alle persecuzioni religiose o che speravano in una vita più tranquilla rispetto alle loro terre d'origine. Date le diverse tradizioni e le diverse abitudini questa gente, affratellandosi con quelle autoctone dei casali, si collocarono in zone diverse dello stesso casale. Il nostro casale fu diviso, così, in Vico La Greca (ovvero la zona della gente greca) e Fosso (ovvero la zona della gente autoctona). E fu il Fosso il primo insediamento rurale, ubicato nella parte alta del territorio e da cui si accedeva, tramite un arco d'ingresso, al fossato (da cui Fosso) della attuale piazza, allora vigneto. A poca distanza sorse la cripta detta poi della "Madonna della Consolazione", una piccola chiesa sotterranea ricca di affreschi. Intorno ad essa ruotava l'economia agricola e l'attività artigianale del casale a cui poi fu dato il nome di San Cassiano. Dal "Martiriologico" del domenicano Bartolomeo di Trento (morto nel 1251 circa) si apprende che Cassiano venne dalle Terre d'Oriente nelle Puglie all'inizio del V sec. e fece poi sosta ad Imola nel suo viaggio verso Roma. Da ciò si deduce che intorno al 400 Cassiano sostò nel nostro casale dove fu venerato come maestro. Divenne vescovo di Imola e in una pala della Chiesa di Ratisbona in Germania dedicata a San Cassiano, questi è rappresentato con le vesti vescovili e con in mano un libro aperto, proprio come è raffigugrato nella statua attualmente posta all'ingresso del Comune e che all'origine era posizionata sull'arco d'ingresso a protezione popolare. La presenza monastica fu contrassegnata dall'albero della Palma che oggi campeggia sullo stemma civico a testimonianza della matrice etica orientale del nostro paese. (Fonte: sito ufficiale Comune di San Cassiano)
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