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Neviano

Notizie e informazioni storiche Neviano

Le origini storiche di Neviano hanno dato adito a numerose dispute fra gli studiosi che hanno formulato a tal proposito diverse ipotesi. Le sue origini sono attribuite, da alcuni, ai Greci seguiti dai Romani dopo la battaglia dei Campi Latini e poi dai Bizantini. Le uniche tracce certe della sua esistenza risalgono al 1269 nei registri angionini dove viene descritta come terra rimasta fedele a Carlo d'Angiò alla discesa di Corradino di Svevia. Sappiamo però che in seguito all'occupazione da parte dei Romani del casale di Fulcignano, antico insediamento tra le attuali Galatone e Neviano, parte dei suoi abitanti si rifugiò su di un'altura spesso imbiancata di neve. Da qui il nome di Neviano derivato dalle varianti latine Nivano, Niveano, Niviano, Niano, Neviano. In taluni documenti compare la forma Meniano e Moniano. Questa tesi sposata da diversi studiosi vuole che la comunità di Neviano si sia insediata sulla collina raccogliendo i superstiti della vicina Fulcignano.
E' proprio la collocazione di questo fatto storico ad essere controversa, alcuni, infatti, la collocano all'epoca della conquista del Salento da parte di Roma, altri la fissano nel XIV secolo. Fa luce sulla vicenda uno studio recente (1987) a cura di Zacchino-Faglia che tende a spostare l'avvenimento all'epoca delle lotte fra Ottino de Caris e G. Antonio del Balzo Orsini.
Forse nell'attuale impresa civica di Neviano si può ipotizzare un riferimento a questo episodio, se è vero che G. Antonio Del Balzo Orsini, una volta danneggiato il castello di Fulcignano, che pur era ben turrito e recintato, fece costruire una rocca sulla collina di Neviano per meglio vigilare le sottostanti vallate e le vie di comunicazione. Quella "rocca" verosimilmente è quella che compare su una delle due colline dello scudo, mentre sull'altra collina svetta un albero di olivo innevato ripreso dal vecchio stemma civico. Tuttavia anche sugli stemmi civici precedenti all'attuale, quello che si trova nella chiesa parrocchiale e l'altro sul portale del palazzo del Comune, compare una costruzione che però è più simile ad una chiesetta che ad una rocca. Quella "torre", o altra costruzione cinquecentesca sorta sulla precedente, fu poi inglobata nel palazzo baronale sorto nel punto più alto dell'abitato con vista sulla sottostante vallata dove passa il "Canale della Ruga".
Fino ai bastioni di questo palazzotto s'inerpica il centro storico, sul fianco della collina, nettamente diviso dal nuovo centro abitato che si sviluppa in piano. Le fondamenta del nuovo centro abitato risalgono ai primi dell'Ottocento quando, sotto il sindaco Marino Manta, avviene la ripartizione del demanio. Da questa ripartizione nasce il nuovo nucleo abitato di Neviano, che si accorpa al precedente dando vita, attraverso i tempi, ai nuovi rioni non sempre legati tra di loro a comunque disancorati dal centro storico, come se quest'ultimo fosse già condannato all'abbandono. Un centro storico architettonicamente povero, ma quanto mai significativo, che riflette in buona sostanza le difficoltà dei nevianesi che lo fondarono e la loro situazione demografica.
Il casale di Neviano, nonostante le sue modeste dimensioni, diventa comunque oggetto di desiderio per i nobili feudatari a causa della fertilità delle sue terre. Così nel 1571 Neviano è in mano ai Brayda nella persona di Ettore, marchese di Rapolla, per passare poi al figlio G. Lorenzo Arcangelo, che volle dotare di un crocifisso la chiesa parrocchiale dedicata a S. Michele Arcangelo. Si tratta della vecchia chiesa parrocchiale sorta a cavallo tra il Cinque e il Seicento e situata nel centro del paese, fabbricata a spese del popolo, con tre cappelle dedicate a S. Michele Arcangelo, al SS. Rosario e a S. Oronzo, con due campane di cui una, di nome Maria, pare sia stata battezzata nel Giordano.
Nel 1857, sarà dato il via ai lavori della nuova fabbrica su disegno dell'architetto neretino Quintino Tarantini, col concorso generoso del vescovo Luigi Vetta, del popolo, del Comune e dell'Economato Generale. Il tempio, dalle pure linee neoclassiche, sarà consacrato il 10 aprile 1878.
Nel Seicento il feudo è di proprietà di Vincenzo Pirelli, primo barone di Neviano. Sempre ai Pirelli il feudo risulta intestato il 1657, quando alla morte di Antonio, figlio di Vincenzo, subentra il fratello G. Battista. La baronia dei Pirelli su Neviano si protrae fino al 1696 quando viene trattata la vendita del casale dai Pirelli ai Cicinelli.
Ai Cicinelli il feudo resterà fino all'abolizione della feudalità tanto che il 3 ottobre 1809, a tre anni dalle leggi eversive, il Comune di Neviano citerà l'ex barone principe di Cursi, mettendo in evidenza la maturità civica raggiunta dalla popolazione di Neviano e la sua crescita in termini economici e sociali, peraltro espressa per tutto il secolo precedente quando, dal 1727 al 1799, sulla piazza del piccolo Comune si era battuto il prezzo del grano.
Un grosso mercato, dunque, alimentato in gran parte dai prodotti delle sedici masserie che nel 1753 erano attive in Neviano e , in particolare, da quelle denominate Donna Laura di Antonio Rizzello; La Torre di Leonardo Latino; Le Macchie del nobile Lazzaro Massenzio Cacciante; La Cucuzza di Nicolò Videa; La Moneta di Diego Cascione; Torre Nova di D. Donato Tafuri di Gallipoli; Lo Salomo di Francesca Melorio di Gallipoli; Lo Pialloisi di D. Franco D'Acuna di Gallipoli; Lo Celona di D. Alfonso d'Acis; La Corte del principe G.B. Cicinelli, barone di Neviano.
La maturità raggiunta dal popolo di Neviano si espresse anche in chiave politica attraverso l'adesione alla <carboneria, tra questi spiriti liberali spiccarono le figure di Oronzo Piccioli, avvocato di fama e consigliere di Prefettura, di Antonio e Salvatore Romano, padre e figlio, medico e botanico il primo, medico e filosofo il secondo, e di Michele Panico, direttore del concerto musicale di Neviano. (fonte: sito ufficiale Comune di Neviano)



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